storia di pescara antica

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I Longobardi inoltre, spesso rioccupavano dei centri abitati abbandonati operando uno spoglio delle rovine romane per riadattarli alle loro esigenze, e li abitavano di nuovo. Si ebbe così un ripopolamento della riva destra del fiume, ma anche lo sviluppo della riva sinistra, già allora nota come Castellammare, dove i D'Avalos misero a cultura nuove terre e strinsero rapporti di lavoro con numerosi nuovi coloni. Nel 1435 e nel 1439 la città, nuovamente schieratasi in orbita aragonese, fu conquistata dal capitano di ventura napoletano al servizio degli Angioini Giacomo Caldora, protagonista di scorrerie e saccheggi in tutta la regione,[106] durante la guerra di successione tra Alfonso V d'Aragona e Renato d'Angiò scoppiata in seguito alla morte senza eredi della regina Giovanna II di Napoli e che diede l'avvio alla dinastia aragonese di Napoli. Vide gli armamenti, salì e si fermò sul bastione "Bandiera", sito nell'area che ospiterà piazza Unione e dal quale si dominava il territorio della città, e rivoltosi all'abate De Marinis che gli stava di fianco esclamò le profetiche parole, poi scolpite sulla torre comunale[163][164]: «Oh, che bel sito per una grande città commerciale! Anche a causa del tradimento delle promesse dell'ammiraglio Horatio Nelson, e dello stesso cardinale Ruffo, i paventati accordi non furono rispettati e si arrivò alla fine della Repubblica[142]. Il 4 maggio del 1917, sul finire della Prima guerra mondiale, sulla sponda castellammarese si verificò un'incursione dell'aviazione austriaca, che se da un lato provocò trascurabili danni materiali (la morte di tre persone, due donne e un uomo, e la distruzione del dormitorio e della mensa dei ferrovieri presso la stazione), dall'altro fece comprendere come la grande storia si preparasse ad affacciarsi in modi non sempre pacifici, nella vita dei due abitati. Negli stessi anni, precisamente nel 1963, cessava anche l'attività della ferrovia Pescara-Penne[248], sostituita da un servizio autobus che nel corso dei decenni, sotto una lunga gestione governativa che terminerà solo nel 2001[249], si estese sempre di più in provincia e in regione, fino a confluire nella TUA nel 2015[250]. Storia antica di Como Volume 1, Part 1 of [Berichtigte und vermehrte Ausgabe der] Storia di Como: Author: Maurizio Monti: Publisher: Dalla società tipografica de' classici italiani, 1860: Original from: the Bavarian State Library: Digitized: Dec 4, 2008: Length: 259 pages : … La cittadina fu però, insieme ai molti centri abruzzesi, colpita dalla grande epidemia della peste del 1656, che sebbene in Abruzzo fu più lieve che in altre regioni del regno (anche grazie a diversi casi di efficiente prevenzione e controllo del territorio, come avvenuto a Sulmona e Città Sant'Angelo, che scamparono l'epidemia)[131], provocò lutti e devastazioni in tutte le città poste sulle linee di comunicazione tra la Campania e i confini settentrionali del regno, con i fuggitivi napoletani che di fatto diffusero l'epidemia in tutto il regno meridionale, con un tasso di mortalità in regione del 30%[132]. In pochi anni tuttavia vennero rimosse le macerie e sanate alla meno peggio le esigenze primarie più immediate, e la città prese nuovamente a crescere, anche grazie al sempre più vigoroso afflusso di nuovi residenti favorito dalla depressione economica che attanagliava le zone interne d'Abruzzo e le regioni limitrofe[194][229]. In tempi più recenti una coalizione di Progressisti, guidata dall’indipendente di sinistra Mario Collevecchio, batté una lista civica di ispirazione Dc-Psi. Nella città furono costruiti alcuni importanti edifici pubblici e privati. Nel 1951 Pescara, ritrovatasi al centro di un poderoso fenomeno di migrazione interna abruzzese (che, seppure attenuatosi nel corso dei decenni, non si è mai arrestato)[6], era diventata in pochi anni il centro maggiore della regione raggiungendo il numero di 65 466 abitanti[231], dilatando l'area urbanizzata e occupando massicciamente lo spazio tra la linea ferroviaria e il mare, sia verso nord che verso sud. L'amministrazione di centro-sinistra del sindaco Luciano D'Alfonso (L'Ulivo), eletta nelle elezioni del maggio 2003[272] e riconfermata nella successiva tornata elettorale del'aprile 2008[273] ha avviato l'opera di rilancio dell'impianto urbanistico della città, ripristinando l'uso di zone ed edifici storici abbandonati come l'ex caserma Cocco (adibita a parco pubblico) e l'ex fabbrica dell'Aurum[274], realizzando molti progetti come l'estensione della pedonalizzazione delle aree centrali, già avviata dalla precedente amministrazione, e la creazione di una rete di piste ciclabili, dotando inoltre la città di grandi opere come il ponte del Mare[275] e l'avvio dei progetti preliminari per la costruzione del ponte Flaiano[276], che hanno inciso sull'aspetto della città e sulla sua qualità della vita[277]. Un'ennesima incursione aerea fu registrata l'8 dicembre; l'azione fu condotta da numerosi aerei che bombardarono la città senza obiettivi specifici. Il risultato di questa nuova incursione, oltre alle migliaia di morti, fu quello di convincere la maggior parte dei pescaresi ad andarsene di nuovo. Le elezioni del novembre 1993, immediatamente successive gli eventi di Mani pulite, segnarono la caduta della Prima repubblica, e furono le prime in cui i sindaci furono eletti direttamente dai cittadini: videro la coalizione dei Progressisti guidata dall'indipendente di sinistra Mario Collevecchio battere la lista civica di ispirazione DC-PSI[245], ma dopo una esperienza di governo di pochi mesi le elezioni furono annullate dopo un ricorso al TAR per un vizio di forma all'epoca della presentazione delle liste[267][268], e nella successiva tornata elettorale del novembre 1994 venne eletta la coalizione di centro-destra, capeggiata dal sindaco Carlo Pace (AN)[269][270], che governò la città per due mandati fino al 2003. Nel 1814 Pescara fu tra le città protagoniste dei moti carbonari contro Gioacchino Murat, re di Napoli. Si trattava di un carcere tristemente famoso per le condizioni disumane con cui venivano trattati i detenuti, in buona parte patrioti abruzzesi: drammatica fu l’alluvione dell’ottobre del 1853 che investì il carcere causando la morte per annegamento degli internati del bagno penale. Nella città iniziavano a trovare spazio diverse aree per mercati di tessuti e di generi alimentari. Fu in questi giorni che ignoti saccheggiarono la casa natale di Gabriele D'Annunzio, da cui vennero trafugati monili e preziosi appartenuti alla famiglia del poeta, e quando finirono i tedeschi seguitarono gli "sciacalli" locali e del circondario a finire di depredare quanto ancora di valore rimaneva nei palazzi, nei negozi e nelle banche distrutti e disabitati dell'ormai ex città Liberty. Si ritiene che il primo insediamento umano avvenne sulla sommità del colle del Telegrafo (chiamato così per la presenza dell'antico sistema di comunicazione), alto circa centoquaranta metri e situato a circa un chilometro dalla costa a nord del fiume, su una terrazza naturale dalla quale si dominano le vallate dei fiumi Pescara e Saline[10]. Subì in seguito gli attacchi e le razzie dei Veneziani, che dopo aver distrutto l'antico porto di Atri[115] la assaltarono una prima volta nel 1447 e successivamente nel 1482,[116] quando ottocento stradioti della cavalleria leggera espugnarono il castello durante gli eventi della Guerra di Ferrara[117]. Subito dopo, il 10 giugno 1944, gli Alleati e le forze del CIL provenienti da Chieti e Francavilla liberarono Pescara, coadiuvate dalla divisione Nembo del battaglione San Marco e da due brigate di truppe indiane del British Indian Army. Bisogna abbattere queste mura e costruire su questo fiume un porto, e Pescara in men di un secolo sarà la più grande città degli Abruzzi e i nostri posteri l'aggiungeranno alle cento città di cui va superba l'Italia!». Le vittime di tale tragico evento sono ricordate ancora oggi da una piccola lapide, apposta in Corso Vittorio Emanuele II 253, a Pescara. La fortezza fu ancora oggetto di tentativi di conquista. Queste amministrazioni tuttavia si resero protagoniste di discusse azioni urbanistiche, tra le quali la costruzione della sopraelevata dell'Asse attrezzato nel 1978 sul lungofiume meridionale, a ridosso del centro storico, la demolizione degli edifici superstiti del lato meridionale di corso Umberto I (e in altre zone della città) negli anni 1960 e la loro sostituzione con condomini e la demolizione nel 1963 del Teatro Pomponi sul lungomare[246] (che a sua volta aveva già rimpiazzato nel 1923 il Padiglione marino, primo stabilimento balneare cittadino e Kursaal di Castellammare, risalente al 1887[185]), sacrificato per non affrontare costosi interventi di recupero; l'abbattimento del teatro tuttavia era già previsto nei piani di ricostruzione del 1947 di Luigi Piccinato, spesso largamente ignorati[247], per fare spazio a un parco della Riviera mai realizzato. Nello stesso anno, si legge nel libro di Giovanni Guido “Aviazione & Abruzzo”, l’aeroporto di Pescara che era stato istituito dieci anni prima, nel 1917, e armato con gli aerei S.V.A., considerati tra i migliori caccia bombardieri dell’epoca per la 302.a Squadriglia appositamente costituita, fu ingrandito a 50 ettari, rimodernato e denominato “Campo di Fortuna”, in Provincia di Chieti ancora per poco. Il 14 settembre la città fu violentemente bombardata per una seconda volta, e fu colpita anche Portanuova, dove fu centrato il borgo storico della vecchia fortezza, con la distruzione di tutto il lato meridionale di via dei Bastioni, cancellando per sempre le seicentesche chiese di san Giacomo e del Rosario, e con la distruzione della vecchia porta cittadina cinquecentesca nel Bagno borbonico[224], in seguito ricostruita come ingresso in stile moderno del museo delle genti d'Abruzzo. From Librodifaccia (Alessandria, AL, Italy) AbeBooks Seller Since 04 September 2015 Seller Rating. La fortezza, ritenuta all'epoca “Porta degli Abruzzi e chiave del Regno"[17] (motto riportato anche nello stemma comunale), venne restaurata dai Borbone tra il 1820 e il 1840, e nel 1831 fu potenziato al piano terra della caserma di fanteria il carcere simbolo della repressione borbonica, nel quale languirono gli sfortunati compagni di Carlo Pisacane e altri patrioti meridionali, per lo più abruzzesi. Infatti, si sa della leggenda del vescovo Cetteo, attuale patrono della città, che, accusato dai Longobardi di essere complice dei Greci cristiani, fu fatto precipitare dal ponte marmoreo con una pietra legata al collo (13 giugno 597). 3vv. Altri ritengono che il nome di Ostia Aterni si riferisse, invece, ad un piccolo insediamento situato su un’isoletta alla foce del fiume, che si presume fosse a delta. In seguito alla rapida saturazione edilizia dell'esiguo territorio comunale di 33,95 km² raggiunta negli anni 1970 (con una densità al 31 dicembre 2019 di 3 528,72 ab./km², Pescara è tra i primi capoluoghi italiani per densità di popolazione, preceduta solo dalle grandi metropoli)[286], la città continuò nel tempo a espandersi al di fuori dei propri confini nei comuni limitrofi (segnatamente a Montesilvano, Città Sant'Angelo, Spoltore, Francavilla al Mare e San Giovanni Teatino)[6], e già a partire dagli anni 1980 Pescara insieme a Chieti è al centro di un'area metropolitana sempre più integrata e interdipendente[238][287], sostenuta e collegata dal sistema di tangenziali delle strada statale 714 e raccordo autostradale 12[5]. Con l'avvento della Prima Repubblica francese e la seguente Guerra della Prima coalizione la fortezza di Pescara fu conquistata nel dicembre del 1798 alla fine della Campagna d'Italia di Napoleone Bonaparte, senza spargimento di sangue[137], dal generale Duhesme[123][138] e inizia così la breve stagione della Repubblica Napolitana del 1799. La stazione infatti sarà presto resa nuovamente operativa in brevissimo tempo, testimoniando i danni minimi se non nulli inferti dagli Alleati all'infrastruttura bersaglio. Restarono ai romani d'oriente i presidi lungo la costa: Aternum, Ortona, Vicus Veneris e Histonium, che continuarono a resistere fino alla metà del VII secolo conservando generalmente un assetto ancora in qualche modo ispirato a quello antico, pur in presenza di consistenti fenomeni di ristrutturazione[73][74]. A proposito di questo ci furono molte polemiche tra Pescara e Castellammare, con i dirigenti pescaresi divisi tra coloro che continuavano a rifiutare qualsiasi forma di collaborazione con gli “odiati” cugini e coloro che invece cominciavano ad auspicare in maniera concreta una futura riunificazione dei due centri. La fine del secolo fu fortemente caratterizzata dalla presenza politica e culturale di Leopoldo Muzii, personaggio controverso ma di grande carisma e peso decisionale, il quale, da sindaco della città di Castellammare Adriatico, fece approvare nel 1882 il primo piano regolatore. Alla fine del primo conflitto mondiale le due cittadine si presentavano ancora molto diverse tra loro: commerciale, artigianale e “popolare” Pescara, borghese, signorile e turistica Castellammare Adriatico, scandita dalle grandi ville dei possidenti[93]. Alla nuova provincia vennero assegnati tutti i comuni del circondario di Penne meno i comuni del mandamento di Bisenti, rimasti nella provincia teramana, mentre dalla provincia teatina arrivarono, scorporati dal circondario di Chieti, tutti i comuni del versante settentrionale della Majella, oltre a Pescara stessa; dalla provincia dell'Aquila passarono a quella pescarese i comuni di Popoli e Bussi sul Tirino, formando così la quarta provincia abruzzese, la più piccola della regione e tra le meno estese d'Italia, con 1.230,33 km² e quarantasei comuni amministrati.

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