Board of Directors

Gianluca Piroli è stato definito uno dei “padri” del vintage, dopo che qualcuno ha scoperto che già all’inizio degli anni ‘90 dietro al Replay Country Store di Milano c’era la sua mano. A lui è sembrata una definizione eccessiva, ma i fatti lo confermano: chi ha ideato e prodotto la famosa suola gigante “converse” su legno invecchiato che diventava espositore per le famose scarpe? E chi ha realizzato tutti gli oggetti del mondo Replay, dai primi espositori per cinture (nessuno ci aveva pensato prima, in Italia) che ne hanno fatto decuplicare la vendita in un anno, alle immagini ed oggetti vari realizzati in legno, ceramica, metallo o stoffa, dal gustoso sapore Old America? Sempre il nostro uomo. Stesso colpevole anche per il mini jeans Mason’s legato con ruvidi tiranti ad una sagoma in legno foderata con vecchi giornali americani originali, per gli espositori Fossil in lamiera forata, per gli eleganti display in alluminio Spalding and Bros.
L’uomo che ci ha fatto sentire cercatori d’oro o avventurieri senza paura
Gianluca è la persona, empatica e vivace che con un sorriso ed uno sguardo che brillano ti accoglie in un meraviglioso spazio ricavato nella vecchia cartiera della Zecca di Stato a Vignola, oggi sede della sua società Acmesign.
In realtà dietro a questo aspetto rassicurante si nasconde l’artefice più o meno occulto di tutto ciò che negli ultimi 25 anni è entrato a far parte del nostro immaginario di consumatori o di semplici frequentatori di negozi (soprattutto di abbigliamento casual) ed al quale ci siamo ferocemente affezionati. A riprova della precisione chirurgica con la quale Gianluca ti centra al cuore, in questa sede dove molti “pezzi” scaturiti dalla sua prolifica immaginazione avvolgono ed accolgono chi entra, ci si sente subito a casa, o almeno nella casa che vorremo avere. Questo è il primo indizio che ci troviamo di fronte ad un outsider. – Tratto dal libro “Gianluca Piroli, The Road Runner” –

Gianluca Piroli
Senior Creative Director

Non è più tempo per applicazioni canoniche che assicuravano fin qui una “navigazione” tranquilla.

Per quanto impattante, strategica, ben fatta, la comunicazione pecca da tempo di abitudinarietà concettuale ed il pubblico finisce per considerarla un “rumore di fondo”.

Guardiamo di tutto, ascoltiamo di tutto.
E ci stanchiamo di tutto.
Il nostro team creativo, nato dall’idea di un trust di professionisti, è rapido, giovane, irriverente e capace di grandi sfide, proprio come quella di raggiungere un pubblico sempre più assuefatto da ogni sorta di “capture-sell”.

Oggi la necessità è contaminare con generi e stili, campi diametralmente distanti, generando un ampio margine di sorpresa predisponente alla ricezione del messaggio.

Le aziende non solo cercano una competenza nuova, capace di garantire unicità ma anche un supporto più diretto da parte dei comunicatori che devono essere più che mai vicini al committente, stimolarlo, prevenirne le necessità, comprenderne i bisogni.

A tal proposito Acmesign ha annullato i livelli di filiera creativa: gli art directors si occupano in prima persona della campagne dei clienti, lavorando a contatto diretto con brand managers, marketing managers, imprenditori o responsabili comunicazione delle istituzioni, stimolando un dialogo creativo assolutamente privo di intermediazione.

Cristina Simonini
Creative Director

La nostra è una nazione fortemente creativa e, in generale, gli standard sono molto alti.
Acmesign si fregia di essere parte naturale di questo slancio che alterna classicità ed avanguardia toccando i più moderni mezzi di comunicazione.
La qualità, che resta un valore per il nostro team creativo, è supportata da strumenti consolidati di marketing strategico e indagini sul pubblico di riferimento.
Un’esecuzione eccellente può infatti spingere un’idea fino a livelli straordinari e coinvolgere molto più pubblico amplificando la sfera di influenza di un messaggio in modo esponenziale, ma deve sempre essere calibrata per raggiungere i fruitori potenziali della comunicazione.

Le idee sono fondamentali.
Senza di esse è impossibile cavalcare il tratto che separa il consumatore dal prodotto.
I tempi in cui le grandi multinazionali potevano dire ai consumatori cosa pensare di un marchio sono finiti da un pezzo.
Il consumatore deve essere coinvolto da messaggi puliti, nitidi, fortemente incentrati su un’idea caratterizzante e distintiva.
Proprio in questo la forza di Acmesign: creare una forma di identity che non sia sovrapponibile a null’altro, qualcosa che espanda il messaggio in modo esponenziale richiamandolo, campagna dopo campagna, fino ad istituire una sorta di famigliarità con il marchio che possa favorire una maggiore disposizione alla ricezione.

Giovanni Mecati
Art Director